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Una conviviale con relatore l’amico Pasquale Romeo, che ci presenta il suo nuovo libro: “Il pensiero positivocome affrontare lo stress”, tema attuale ed interessante.

Attualmente Pasquale sta presentando con successo il libro in tutta Italia, in quanto lo stress è, purtroppo, tema noto a tutti noi, nelle diverse forme e situazioni e saperlo controllare ci aiuta certamente a vivere meglio e più sani.

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La presentazione inizia con un’introduzione di Michela Tassinari, già lettrice di libri di Pasquale, che manifesta la sua grande soddisfazione per la qualità dei contenuti e l’impostazione divulgativa data da Pasquale ai suoi libri.

Che cos’è lo stress? E’ definito come una tensione nervosa, un logorio, un affaticamento psicofisico, o nel linguaggio medico: la risposta funzionale con la quale un organismo reagisce a uno stimolo, più o meno violento, di qualsiasi natura.

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Pasquale si è addentrato in una breve descrizione dei meccanismi endocrini di secrezione degli ormoni, che gestiscono le nostre emozioni e le relazioni tra stati mentali e stati fisici.

Lo stress oggi, determina patologie psicosomatiche e psichiatriche, perché causa un blocco, o l’impossibilità di attivare le risposte comportamentali adeguate: un cortocircuito dell’adattamento, che a sua volta si realizza in modo patologico.

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Le situazioni stressanti sono assai complesse e sono attivate più spesso, non tanto da minacce dirette alla sopravvivenza fisica immediata, quanto da minacce su piani simbolici: legami di attaccamento e sicurezza affettiva, fattori economici, appartenenza al gruppo, minacce sullo status; tutte situazioni che nell’era contemporanea non sono rare, o difficili da incontrare.

L’idea di scrivere un libro sullo stress è nata, infatti, in Pasquale durante i suoi studi sulla “post-modernità”.

Soffermandosi sulla precarietà e sull’identità “liquida” della società attuale, caratterizzata da elevata variabilità e libertà nella scelta dei ruoli e dei sentieri di crescita individuali, rispetto a quella precedente, decisamente più “solida”, rigida e stabile, osservò l’esistenza di una sorta di “cecità morale”, che anestetizzandoci con il consumismo e l’edonismo, ci ha impedito di rafforzare il nostro impegno, la ferrea disciplina, la continuità delle relazioni, aspetti fondanti per affrontare lo stress.

“Come sono stressato” è, quindi, diventato una frase ricorrente in una società “multi-richiedente”, che chiede di fare sempre di più, anche quando non si riusce a far più nulla: è divenuto un ‘sentire’ quotidiano.

Inoltre, Pasquale si rese conto di come nella società odierna assuma un ruolo centrale il concetto di “cambiamento”, cui siamo sempre meno abituati, ne abbiamo paura e per questo, le nostre condotte sono volte all’eliminazione dello stress relativo, raggiungendo la cosiddetta “’area di comfort” personale.

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Questo impedisce, però, di vivere le sollecitazioni esterni verso il cambiamento come condizioni naturali: rispetto al passato viviamo lo stress con grande difficoltà, a volte confondendolo con il “trauma”.

Come si affronta lo stress?

Tutti noi ci troviamo quotidianamente di fronte a situazioni stressanti: a seconda della natura e del tipo di stress ed in funzione delle nostre risorse mettiamo in atto delle reazioni “adattive” e protettive.

Senza protezioni rischiamo di subire pericolose alterazioni psicologiche, emozionali e biologiche, che ci possono esporre anche al rischio di sviluppare patologie di tipo psichiatrico.

Queste reazioni protettive sono espresse nel concetto di “strategie di coping" (adattamento in inglese), che tentano di preservare l’individuo da angosce interne ed esterne: sono le azioni cui l’individuo ricorre, in piena coscienza, per gestire gli eventi difficili della realtà esteriore e mantenere uno stato emotivo stabile.

Ciascun individuo di fronte a una situazione stressante, adotta la strategia più efficace e consona al proprio ‘stile’, che dipende dai propri processi cognitivi e dall’esperienza e capacità di integrare la stessa: è un concetto chiave, parlando di stress.

Altro elemento chiave spiegato nel libro è la resilienza, concetto profondamente diverso daIMG 20200130 WA0020 bl coping.

Le strategie di coping sono mirate ad una circostanza specifica, in cui entrano in gioco sia i tratti di personalità, sia variabili esogene riferite al contesto ed alla natura dello stress, mentre la resilienza è l’esito di un percorso personale di adattamento, che avviene in un contesto temporalmente lungo.

Chi è resiliente, è consapevole di un trauma subito e lo rielabora fino a farlo divenire parte integrante della sua identità.

La resilienza è una molla ammortizzante, che non permette di eliminare ferite subite, ma consente di superarle, scattando al prezzo di una sofferenza interna, utilizzando i migliori sistemi: è un elemento chiave che contraddistingue una persona e la sua capacità di reazione e sopportazione dello stress.

Va sottolineato, tuttavia, che la resilienza non è una caratteristica presente in modo stabile per tutta la vita: anche una persona resiliente può incontrare momenti e situazioni troppo faticose da sopportare.

A fine intervento sono state poste diverse domande al nostro amico relatore, molto apprezzato per efficacia comunicativa e competenza.

Una conviviale interessante per la preparazione del relatore e coinvolgente per i temi trattati: andiamo a conoscere l’attività di un’associazione assistenziale nostra partner, che sta in prima linea rispetto alle fasce sociali più deboli, aiutandole direttamente e fornendo loro un ampio spettro dei servizi primari.

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E’ nostro ospite Marco Berbaldi, Presidente di Fondazione Comunità Servizi Diocesani, l’entità operativa della Caritas, forse la prima associazione di volontariato a livello locale e nazionale, per parlarci del tema “Savona, realtà e prospettive per una città che accoglie”.

I rapporti di partnership tra Rotary e Caritas savonese sono molti e duraturi: il contributo finanziario per le famiglie savonesi in difficoltà dato a Mons. Calogero Marino, il rifacimento dei serramenti del dormitorio, il progetto Abitabile condotto assieme ad Azimut, l’utilizzo della tonnellata di derrate alimentare raccolte dai Soci nella giornata del Banco Alimentare e la partecipazione assieme al progetto in corso del Comune di Savona sull’Innovazione Sociale.

Berbaldi ha orientato, sin dalla sua formazione economico-psicologica, la sua crescita professionale verso la progettazione sociale e la gestione di associazioni no-profit dedicate all’assistenza alle frange marginali della popolazione, all’inserimento lavorativo delle fasce deboli, ai nuclei familiari fragili, all’inclusione di richiedenti asilo e rifugiati politici, anche in qualità di fondatore di cooperative locali create appositamente allo scopo.

E’ in Caritas dal 2005 e dal 2012 è Presidente della Fondazione, che ha 30 dipendenti e oltre 400 volontari in piena attività, un’azienda organizzativamente medio-grande e complessa.

La sua relazione parte dal fondamento socio-psicologico, che non è sufficiente erogare servizi e beni, pur essenziali, ai bisognosi, per poterli avviarli su un migliore e solido sentiero di vita.

Occorre, invece, progettare e costruire attorno a loro un network continuativo di contatti e di aiuto basato sul rispetto reciproco e sul riconoscimento della fragilità economico-culturale, ma soprattutto affettiva della persona in difficoltà.

I beni e servizi rappresentano, quindi, solo la componente materiale, apparentemente visibile, del progetto di assistenza e recupero sociale gestito da Caritas, che ha fondamenti concettuali più profondi basati sulla costruzione di rapporti umani positivi e di fiducia.

Il principio del rispetto e della condivisione viene considerato attentamente nella progettazione degli interventi di Caritas anche nei confronti della sensibilità delle controparti locali coinvolte, spesso in disaccordo e negative rispetto alle realtà sociali supportate da Caritas.

Berbaldi è passato spesso da una visione globale-nazionale delle problematiche ad una loro focalizzazione locale sul territorio savonese, riscontrando l’attenzione dei presenti.

Nell’articolata relazione si è addentrato in dettaglio, con professionalità e chiarezza, nei sei segmenti di intervento di Caritas: gravi marginalità, emergenza famiglie, area immigrazione, area abitativa, case famiglia, area giovani.

Sono stati presentati molti dati operativi (esempio: oltre 24.000 pasti forniti, oltre 6.500 pernottamenti offerti) ed economico-gestionali (sussidi a famiglie in difficoltà per oltre 60.000 euro, costi globali annui sostenuti per oltre 2,2 Milioni di Euro) dell’assistenza fornita.

Indubbiamente il mondo di Caritas è vasto, ricco di attività, creativo nel ricercare soluzioni, dotato di varie competenze tecniche utili a prevenire ed affrontare le diverse tipologie di emergenze sociali: tradizionali o nuove, stabilizzate o in evoluzione.

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La complessità gestionale globale del sistema assistenziale di Caritas si rivela nella presentazione decisamente maggiore di quanto si potesse inizialmente pensare sulla base di una conoscenza esterna.

Alla fine dell’intervento sono state poste diverse domande al relatore, palesemente apprezzato per disponibilità, capacità comunicativa e competenza.

Una serata conviviale con una interessante e ben docIMG 20200116 WA0027umentata relazione del ns. amico Igor Rossello, chirurgo della mano noto a livello internazionale.

Tra i suoi tanti, importanti interventi, viene ricordato il ‘miracolo’ di far tornare alle competizioni il pilota di F1 Robert Kubica dopo un grave incidente subito nel 2011: è ben noto il manifesto esposto da Kubica sulla pista del GP d’Australia nel marzo 2019, per ringraziare il “Dottore Rossello”.

Igor è anche un eccellente Egittologo e il suo intervento di stasera, “La mano: simbolo dell’uomo nella scrittura degli Dei”, combina perfettamente questa passione con la sua professione.

Dopo la bella visita al Museo di Torino a metà novembre, torniamo, quindi, all’affascinante mondo egiziano ed ai suoi “geroglifici”, termine traducibile letteralmente come “parole degli Dei”.

 L'uso della scrittura incisa con geroglifici era, infatti, riservato a monumenti, o qualsiasi oggetto come stele e statue concepiti per essere eterni, mentre per le scritture meno important su papiro si utilizzava una tecnica semplificata, detta “ieratica”, o una stenografia per uso commerciale, detta “domotico”.

I geroglifici erano gli strumenti di Toth, Dio della sapienza e della scrittura, e furono utilizzati per oltre 3600 anni: dal periodo “predinastico” (foto a destra: il cartiglio di Narmer primo esempio del 3200 a.C.) fino all’epoca tardo-romana.

Il cartiglio è un gruppo di simboli contenente prenome e nome del sovrano, racchiusi in un anello, per indicare la discendenza da Ra, il dio Sole.

Dopo l’editto di Teodosio (394 d.C). che vietava i templi di culto non cristiani, l’utilizzo e la conoscenza del significato dei geroglifici si disperse completamente.

Le spedizioni europee in Egitto rilanciarono l’interesse e la curiosità per la sofisticata e antichissima cultura egizia e la sua misteriosa scrittura.

Il punto di svolta si verificò nel 1799 con la scoperta della Stele di Rosetta (foto a sinistra), su cui era inciso un identico testo in tre scritture diverse: geroglifici, greco e ‘domotico’ (oggi è esposta al British Museum).

Analizzandola, nel 1816 il fisico Young comprese come i geroglifici contenessero significati pittorici, simbolici e fonetici in una sorta di scrittura “tridimensionale”, inoltre intuì la presenza di nomi di Re e Regine incise nella Stele.IMG 20200116 WA0025

Jean Francois Champollion, genio delle lingue antiche, nel 1824 riuscì, infine, a decodificare l’antica scrittura egizia, partendo, in particolare, dai cartigli di Tolomeo, Cleopatra e Ramsete.

Terminata l’introduzione sulla scrittura egizia, entriamo nella parte centrale della relazione focalizzata sull’importanza della mano nella cultura dell’antico Egitto.

Igor evidenzia con numerosi esempi di rappresentazioni simboliche e di antiche incisioni, come l’ideogramma della mano fosse utilizzato in varie forme e combinato ad altri simboli, differenziando i significati, per caratterizzare i diversi gesti e le azioni degli uomini. rispetto alle attività tipicamente attribuite alle divinità.      

Si è notato parallelamente,come il simbolo della mano non compaia mai per corrispondenti situazioni riferite alle Divinità, per le quali si usavano l’occhio, vari simboli geometrici e/o altro.

Si può, quindi, concludere come la mano fosse considerato, sin dall’antico Egitto, il simbolo precipuo dell’attività terrena dell’uomo, per il suo ruolo chiave nella nostra sfera vitale.

La presentazione si chiude su un’antica e bellissima immagine egizia che combina scrittura, pittura e sentimenti.

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 Al termine dell’apprezzata relazione i numerosi Soci presenti hanno posto molte domande al relatore, per chiarire ed approfondire alcuni punti del complesso e affascinante tema.

Serata conviviale tradizionale di saluti agli amici prima della pausa per le Festività.

Il Presidente prende la parola per fare gli auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo ai numerosi soci, familiari e graditi ospiti e ricorda che il 2020 sarà un anno importante per il Rotary Club Savona, poichè nel dicembre, si festeggerà il nostro 90° Compleanno.

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 Il Natale ricorda, inoltre, il Presidente, è una ricorrenza fondamentale per tutti i Rotariani del mondo: cristiani, laici, o di altre religioni, perchè i valori del Natale sono esattamente quelli che animano il Rotary.

Essere Rotariani ci spinge, infatti, a guardare il futuro e ad agire sempre con apertura verso gli altri, positività, ottimismo e amicizia: gli stessi valori, che il Natale vuole indurre in tutti noi.

Il Presidente illustra i quattro punti in ottica personale e rotariana e, quindi, allacciandosi all’ultimo, introduce un emozionante momento della serata, pensato per celebrare in modo simbolico e concreto il valore dell’amicizia verso un caro amico, che avrebbe fortemente voluto, ma non ha potuto, essere presente a questa nostra serata di festa.

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 Viene, infatti, realizzato un breve collegamento in videochiamata con il nostro socio Riccardo May, per scambiarci gli auguri personalmente, de visu, con una sentita vicinanza virtuale, dopo un suo lungo periodo di assenza forzata dal Club. Il Presidente invita, quindi, tutti i convenuti ad iniziare la cena.

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Finita la cena, il Presidente prende la parola e ricorda che esiste un secondo tipo di amicizia, molto lunga ed intensa, che trova ottimale celebrazione in questa affollata serata natalizia.

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Infatti, nel maggio e nel novembre 1979, ben 40 anni or sono, entrarono a far parte del Rotary Club Savona due nuovi soci, destinati ad assumere ruoli ed importanza notevoli nel nostro Club e non solo: Sergio Solari e Filippo Giusto, Past Governor Distrettuale.

Da allora entrambi hanno sempre fornito a tutti i colleghi rotariani ed al Club un sincero, significativo ed altamente apprezzato contributo di amicizia, disponibilità e simpatia; per loro è stata predisposta una apposita targa celebrativa della ricorrenza.

Dopo aver ricevuto un caloroso applauso e il brindisi augurale di tutta la sala, Sergio e Filippo ringraziano commossi ed augurano il Buon Natale a tutti gli amici presenti

 Giunti al termine della serata, salutando, il Presidente invita i presenti a portare con sè a casa una delle molte stelle di Natale, che hanno colorato la serata, gentilmente offerte dal socio Paolo Calcagno.

In uscita, consegna poi a tutti i convenuti un suo personale dono natalizio, a ricordo di questa bella serata … potrà essere conservato per aumentarne il pregio, o consumato subito …

 BUON NATALE E FELICE 2020 A TUTTI!

Riunioni

Quando
Tutti i giovedì, ore 20.15

Dove
Hotel NH Savona Darsena
Via Agostino Chiodo, 9
17100 - Savona

Dal 15/06 al 30/09
Ristorante Villa Noli
loc. Santuario, Savona